| Non provare attaccamento per i
risultati
di Bel
Cesar, traduzione di Isabela Bisconcini - belabi@terra.com.br
Questa settimana abbiamo definito il calendario delle
attività, sia a San Paolo che in campagna, del progetto “Vita
di Chiara Luce”: meditazioni del Buddismo Tibetano, corsi
di Yoga, Cabala e Astrologia e le giornate di seminatura in gruppo.
Senza dubbio, quando allochiamo spazio e tempo per le nostre attività,
sentiamo che abbiamo fatto un passo importante per realizzarle.
Intanto, essere coscienti che possono accadere degli imprevisti,
ci aiuta a coltivare uno stato mentale di flessibilità e
scioltezza. Per questo soffriamo meno quando dobbiamo adattarci
ai cambiamenti di piani che sorgono “dal niente”.
I Lama Tibetani sono maestri nell’allenarci a mantenere uno
stato di apertura verso l’inatteso: cambiano i loro piani,
generano sicuramente caos nella vita di chi organizza e partecipa
alle loro attività, ma, alla fine, quasi tutti sono d’accordo
che le cose sono andate della miglior maniera. Questo accade perché
loro ci incentivano ad includere l’autoconoscenza e lo sviluppo
interiore nelle prove e frustrazioni che sorgono ad ogni momento.
Non riesco a non commentare quanto questo aspetto è faticoso
e non sempre piacevole. La cosa buona è che, nell’
affrontare le sfide con apertura e flessibilità, riceviamo
forza vitale non appena digeriamo le nostre frustrazioni.
Direi che succede più o meno così: appare l’imprevisto
e sentiamo una forte emozione negativa, come irritazione o ansietà.
Allora respiriamo e ci ricordiamo che il nostro sconforto si origina
nelle nostre aspettative. Respiriamo un’altra volta e ci sentiamo
un po’ meglio mentre riconosciamo che il nostro sconforto
emozionale è un processo naturale che si origina nella nostra
resistenza a lavorare con i cambiamenti.
Siamo abituati a non voler fare sforzo. Una volta che accettiamo
di includere l’imprevisto, cominciamo a sentirci rinvigoriti
e gradualmente ci apriamo ad un nuovo atteggiamento nei confronti
dell’avvenimento.
Pema Chödron nel suo libro Senza via di Scampo (Ubaldini Editore
Roma), scrive un capitolo intitolato Sconforto in cui racconta che
Sawang Osel Mukpo Rinpoche diceva che a suo padre piaceva cambiare
la disposizione dei mobili della sua stanza in modo che gli diventasse
più difficile prendere le cose di cui aveva bisogno. Anziché
fare tutto in modo più confortevole, lui preferiva rimanere
alcuni centimetri più distante dagli oggetti che gli servivano
perché sapeva che lo sconforto lo rendeva più sveglio
e più attento.
Quello che i Lama Tibetani vogliono dirci è: siano piacevoli
o meno le esperienze della vita, dobbiamo affrontarle tutte in maniera
uguale. Per cui è meglio che impariamo a non reclamare contro
le afflizioni che derivano dagli imprevisti.
Il segreto mi sembra che sia affrontare direttamente ogni situazione
senza giudicarla a seconda dei vantaggi che potrà portarci
o meno.
Durante un congresso sulla Morte e il Morire, sentì Guelek
Rinpoche dire: “Abbiamo spesso paura di non essere preparati
per affrontare la nostra propria morte perché, in genere,
cerchiamo di controllarla così come cerchiamo di avere sotto
controllo tutti gli eventi della nostra giornata. Stiamo sempre
cercando di controllare i risultati futuri. Ma, siccome non possiamo
fare lo stesso con la nostra propria morte, ci sentiamo impotenti
dinanzi alla sua imprevedibilità”. Perciò i
Lama ci incentivano a non abbandonare le nostre pratiche spirituali,
perché sono esse che ci mantengono aperti e fiduciosi con
qualsiasi cosa accada.
Quando accompagniamo qualcuno nel suo processo di morte, di solito
rinforziamo le nostre preghiere e le visualizzazioni di guarigione,
anche se la persona è già in coma. In questi momenti
non abbiamo più come valutare i risultati delle nostre attitudini.
Perciò non tenere “attaccamento ai risultati”
è una delle regole che cerco sempre di seguire quando accompagno
un paziente terminale. Alla fine, quello che conta è la nostra
intenzione. Se essa è chiara e positiva non c’è
perché dubitare che abbiamo fatto il meglio che potevamo.
Tante volte nella vita accade lo stesso. Facciamo qualcosa e rimaniamo
senza risposta su come sono andate le cose. Ci resta soltanto guardare
indietro fidandoci della purezza delle nostre intenzioni.
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