Je Tzong Khapa


Je Tzong Khapa, in tibetano Tshong-kha-pa, uno dei più importanti maestri e lama tibetani, ebbe un ruolo fondamentale per la preservazione e il rinnovamento del buddhismo tibetano.
Nacque nel 1357 provincia di Tzong Kha (la terra delle cipolle) nella regione dell’Amdo, nel Tibet orientale. Trascorse molti anni della sua vita viaggiando tra monasteri ed eremi, alla ricerca dei vari lignaggi dell’insegnamento buddhista. Avendo seguito gli insegnamenti di oltre quarantacinque maestri delle varie tradizioni del buddhismo tibetano, i suoi studi e le sue pratiche hanno abbracciato tutte le scuole buddhiste al tempo esistenti: Nyingma, Sakya, Kadam e Kagyu. Per questo, la scuola Ghelupa, nota come la scuola dei “berretti gialli”, fondata nel 1392 da Lama Tzong Khapa può essere considerata come la sintesi perfetta dei diversi lignaggi del buddhismo tibetano degli inizi del XIV secolo e degli insegnamenti hinayana, mahayana e vajrayana e come la prima scuola ‘autocnona’ tibetana.

Lama Tzong Khapa riuscì in una sola vita a portare a compimento un incredibile numero di testi, insegnamenti e ritiri di meditazione, dando un ineguagliabile esempio di come la conoscenza delle scritture e l’applicazione nella meditazione si integrano in un unico sentiero. In totale compose diciotto grandi volumi, di cui tre fondamentali sul Lam Rim, il sentiero graduale per l’Illuminazione, definendo un completo programma di studio e di meditazione adatto alle diverse attitudini delle persone.

I genitori di Je Tzong Khapa ebbero molti sogni prima del suo concepimento e durante la gravidanza, sogni che indicavano che il bambino sarebbe stato un’emanazione sia di Avalokiteshvara che di Manjushri.

All’età di tre anni ricevette i voti laici dal IV Karmapa Rolpa’i Dorje, che ne riconobbe il grande potenziale e gli diede il nome Kunga Nyingpo. A sette anni, dopo aver ricevuto diversi insegnamenti e iniziazioni tantriche, tra cui quella di Heruka, prese i voti da novizio, tanto ardentemente desiderati, ricevendo dal suo maestro, Chodje Dondrup Rinchen, il nome di Lasang Dragpa. Rimase con il suo maestro fino all’età di sedici anni, quando si recò nel Tibet centrale a Drikhung Pel, . Prima della sua partenza, Chodje Dondrup Rinchen gli suggerì alcune particolari divinità di meditazione (tra cui Yamantaka, Vajrapani, Manjushri, Amitayus e i tre Protettori del Dharma) da praticare per tutta la vita e a cui fare offerte.
Per sette anni studiò in vari monasteri, stupendo maestri e compagni per la facilità con cui apprendeva con grande rapidità e minimo sforzo e per la capacità unica con dibatteva su temi molto complessi, approfondendone la conoscenza. Rendawa, un maestro sakyapa dalle numerose qualità spirituali, per cui Je Tzong Khapa nutriva un immenso rispetto, divenne il suo principale maestro e tra loro ci fu sempre un intenso e indissolubile legame. In onore del maestro, Je Tzong Khapa compose alcuni versi poetici con profondo amore e devozione. Il maestro Rendawa gli rispose che quei versi si adattavano meglio a lui, li modificò per dedicarli a sua volta a Tzong Khapa, e così scrisse:

MIG ME TZE UE TER CEN CEN RE SIG
DRI ME CHIEN PE UANG PO GIAM PE IANG
DU PU MA LU GION ZE SANG UE DAG
GAN CEN CHIE PE TZUG GHIEN TZONG KAPA
LOSANG DRAPE SHABLA SOL WA DEB


Avalokiteshvara, Grande Tesoro di Compassione illimitata. Manjusri, Maestro di impeccabile Saggezza. Vajrapani, distruttore di demoni senza eccezione: Oh Tzong Khapa gioiello della corona dei saggi della Terra delle Nevi, Losang Drapa, alle tue stremità rivolgo le mie suppliche.

Questi versi vengono considerati il mantra di Lama Tzong Khapa.

A 24 anni, nel 1380, ricevette l’ordinazione monastica completa a Namgyal, da Kashipa Tsulrin, un abate della scuola Jonangpa. Negli anni successivi viaggiò tra i principali monasteri del Tibet ricevendo insegnamenti e iniziazioni dai i più grandi maestri e impartendo a sua volta insegnamenti a migliaia di persone. Sentiva tuttavia che era di vitale importanza comprendere a fondo il significato della visione profonda di Nagarjuna, e che le scritture e gli insegnamenti dei maestri incontrati non erano sufficienti. Per questo decise di dedicarsi ad un’intensa pratica meditativa.

A trentasei anni, nel 1392, si sentì pronto a fondare una sua tradizione e accompagnato da otto discepoli iniziò un ritiro della durata di quattro anni presso Olkha, durante il quale gli si manifestarono diverse visioni, fra cui quelle di Manjusri, Maitreya e Amitayus. Durante la prima fase di questo ritiro si dedicò alla purificazione delle oscurazioni mentali e alla generazione di energia spirituale, per dimostrare l’indispensabilità di queste pratiche. Fece centomila prostrazioni complete ad ognuno dei 35 Buddha della Confessione per un totale di tre milioni e mezzo di prostrazioni complete e offrì un milione e ottocentomila mandala. Sul pavimento del luogo dove compiva le prostazioni è rimasta l’impronta del suo corpo, visibile ancora oggi.

La sua vita continuò negli anni successivi con un numero incredibile di viaggi, insegnamenti e iniziazioni in diverse parti del Tibet che richiamavano diverserse migliaia di discepoli.

Nel 1409, all’età di cinquantadue anni, progettò e diede inizio alla festività religiosa della “grande preghiera dei buoni auspici”.
Durante l’ultima sera dell’anno del Topo, presenti ottomila monaci, Je Tzong Khapa offrì una corona di oro zecchino alla statua di Buddha Sakyamuni, il Jowo, al tempio di Jokhang presso Lhasa e la consacrò, come aveva predetto la stesso Buddha. e instaurò la Al termine dei quindici giorni di festeggiamenti e preghiere, i suoi discepoli si offrirono di costruire per lui un monastero ovunque avesse desideranto, sconsigliandolo di seguire ancora uno stile di vita così faticoso, fatto di continui viaggi e spostamenti.
Je Tzong Khapa si mise a pregare dinnanzi alla statua del Jowo ed esaminando i suoi sogni giunse alla conclusione che il monastero dovesse essere costruito presso la Montagna dei Nomadi e che si dovesse chiamare Ganden (in sanscrito Tushita, la dimora di Maitreya).


Jowo, Tempio del Jokhang, Lasha

Insieme ad uno dei suoi discepoli, Ghendun Drub, che in seguito sarebbe stato riconosciuto come il primo Dalai Lama, si recò sul luogo. Molte persone fecero donazioni e offrirono il loro aiuto per la costruzione del monastero di Ganden, tanto che in un solo anno venne completato il tempio principale e oltre settanta altri edifici.


Monastero di Ganden, Tibet 2005

Alcuni segni premonitori indicarono che dai cinquantasei anni in avanti Je Tzong Khapa avrebbe avuto gravi problemi di salute. Ammalatosi gravemente nel 1413 riuscì a ristabilirsi grazie a lunghi periodi di meditazione e a svariate pratiche di longevità e offerte ai Protettori della Dottrina fatte dai suoi principali discepoli. Dopo questo episodio riprese a viaggiare, tenere insegnamenti unici e far costruire importanti templi e statue per circa altri sei anni, quando una serie di segni particolari diedero l’indicazione di una sua morte imminente.

Ritornato al monastero di Ganden, a sesantadue anni, offrì una grande torma (dolce rituale) e recitò molte preghiere. La notte soffrì di un grande dolore alla schiena che continuò nei giorni successivi sebbene dal suo aspetto esteriore non risultasse evidente. Dopo venticinque giorni, alle prime luci dell’alba, sedendo in meditazione nella posizione del loto, lasciò il corpo, che assunse l’aspetto e di un sedicenne, simile alla raffigurazione tradizionale del giovane Manjushri. Molti discepoli videro che dal suo corpo si emanavano raggi multicolore. Per i quarantanove giorni successivi a Genden e Drepung vennero offerte centomila lampade di burro. Il suo corpo dietro consiglio degli oracoli, interrogati dai suoi discepoli, venne racchiuso in uno stupa d’oro posizionato su una piattaforma d’argento in un’apposita sala.


Stupa di Je Tzong Khapa, Monastero di Ganden 2005

Jetsun Lame Ku Tse Rabten Cin
Namkar Trinle Ciog Ciur Ghie Pa Dan
Lobsang Tenpe Dron Me Sa Sum Ghi
Dro We Mun Sel Tac Tu Ne Ghiur Cik

Possano i grandi maestri avere una lunga vita. Possano le attività illuminate diffondersi nelle dieci direzioni e possano gli insegnamenti di Lama Tzong Khapa dissipare continuamente il velo di oscurità che ricopre gli esseri delle tre sfere di esistenza.

Per approfondimenti sulla vita di Lama Tzong Khapa è possibile leggere "Vita e insegnamenti di Lama Tzong Khapa", Chiara Luce Edizioni, (disponibile presso il negozio del Kunpen Lama Gangchen) o "La mente del risveglio. Vita e illuminazione di Lama Tzong Khapa", Thubten Rinchen, Libreria Editrice Psiche.