| Il significato delle prostrazioni
a cura di Geshe
Tubten Tenzin
Introduzione
Esistono tanti tipi diversi di prostrazioni, tante tradizioni diverse;
c'è per esempio il modello di prostrazione eseguito dai tibetani,
il tipo di prostrazioni fatto in India, e anche quello fatto in
Europa. In genere in tutti i modelli di prostrazione ci sono due
elementi fondamentali: l'oggetto davanti al quale si compie la prostrazione
e la persona che la pratica.
L'oggetto delle nostre prostrazioni, l'oggetto davanti al quale
compiamo la prostrazione, deve essere naturalmente un oggetto di
fede, un essere santo, per esempio Buddha, Tara o qualunque essere
santo o illuminato nel quale ovviamente dobbiamo avere fede, prima
di tutto.
Il secondo elemento è il praticante, vale a dire noi stessi,
quando ci accingiamo a fare le prostrazioni. Durante le prostrazioni
non solo dobbiamo visualizzare in nostro corpo, ma immaginare che
insieme a noi si prostrino migliaia e migliaia di nostre repliche.
Tipi di prostrazioni
Esistono prostrazioni fatte con il corpo fisico, prostrazioni fatte
con la parola e prostrazioni fatte con la mente. Le prostrazioni
fatte con il corpo fisico sono di vario tipo: c'è quella
fatta con l'intero corpo (prostrazione significa toccare
terra), cioè arriviamo a toccare terra con tutto il corpo
e c'è quella in cui tocchiamo terra con 5 parti del corpo
(mani, ginocchia e fronte).
E' possibile fare le prostrazioni anche con la parola, non solo
con il corpo; l'importante è avere dentro di noi sempre una
motivazione chiara e pura che deve essere di rispetto, di fede,
di fiducia, estremamente positiva. Se abbiamo questa motivazione
al nostro interno anche le parole che rivolgiamo a qualcuno sono
come una pratica di prostrazione; l'importante è avere dentro
di noi la giusta motivazione.
Come si fanno le prostrazioni
Si possono fare 3 prostrazioni, 5 o 7 o 100 o migliaia. In ogni
caso il numero minimo delle prostrazioni da fare è 3 perchè
noi ci inchiniamo al corpo, alla parola e alla mente dell'oggetto
delle nostre prostrazioni. E' necessario farne almeno tre, perchè
mentre noi ci prostriamo a corpo, parola e mente dell'Essere illuminato,
contemporaneamente dobbiamo purificare dalle negatività i
nostri corpo, parola e mente e dare potere, rinvigorire ed energizzare
queste tre porte: questo si ottiene tramite le 3 prostrazioni.
Per fare le prostrazioni bisogna mettere le mani giunte con i pollici
all'interno delle mani; simbolicamente rappresentano un gioiello,
in quanto nel buddismo qualcosa di vuoto, come un vaso, non è
un segno di buon auspicio. Non va bene offrire un contenitore vuoto,
ed è per questo che si mettono i pollici nei palmi, a simboleggiare
un gioiello racchiuso nella scatola simboleggiata dalle mani.
Le mani giunte in questo modo vanno avvicinate prima alla sommità
della testa: questo gesto significa la richiesta a tutti i Buddha
di concederci la loro benedizione e la purificazione di tutte le
nostre negatività fisiche; poi le mani si pongono all'altezza
della gola per richiedere a tutti i Buddha le benedizioni della
parola e la purificazione di tutte le nostre azioni negative compiute
con la parola e il linguaggio; infine con le mani al cuore si richiedono
le benedizioni della mente e la purificazione di tutte le negatività
della mente. Dopodichè ci si allunga al suolo appoggiandosi
con i palmi delle mani a terra. Nella pratica breve delle prostrazioni
si tocca invece la terra solo con i 5 punti (fronte, palmi delle
mani e ginocchia).
Quando ci si prostra, le mani devono essere parallele tra loro,
davanti al corpo e la fronte deve effettivamente toccare il pavimento.
Quando ci si alza non bisogna mai mettere a terra solo la punta
delle dita o le mani in una strana posizione, ma vanno messe sempre
completamente appoggiate per terra.
Recitazione di mantra
Durante le prostrazioni si possono recitare dei mantra. Il più
indicato è quello di Vajrasattva, il mantra delle cento sillabe,
o il mantra delle prostrazioni (NAMO MANJUSRIE NAMO SUSHRIE NAMO
UTAM SHRIE SOHA), oppure si può ripetere il mantra della
presa di rifugio (NAMO GURUBYE, NAMO BUDDHAYA, NAMO DHARMAYA, NAMO
SANGHAYA).
La cosa fondamentale durante le prostrazioni è lo scopo,
la motivazione ultima.
Anche solo 7 o 21 prostrazioni fatte ogni giorno danno un beneficio
straordinario, ma se non abbiamo tempo, va bene farle anche una
volta alla settimana, purchè con costanza.
Tratto da "Il significato delle prostrazioni",
dispensa di Geshe Tubten Tenzin.
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