| Domande & Risposte sul Dharma
D. Provo sempre una forte compassione verso
chi soffre. In questo vi è però una componente che
mi causa un profondo senso di impotenza e di struggimento. Come
posso fare?
R. L’aspetto problematico che senti nel
provare compassione, può essere determinato dal fatto che
finalizzi la tua compassione verso un oggetto o una persona ed hai
aspettative che questa porti ad un tangibile risultato di cambiamento
esterno.
Quello che puoi fare, per non incorrere in frustrazioni dovute al
tuo senso di impotenza, è ampliare la prospettiva della tua
compassione. Spesso la nostra compassione è legata all’attaccamento.
Dobbiamo imparare a sviluppare l’equanimità
e provare la stessa compassione per tutti, anche per coloro che
ci fanno soffrire o che ci sono nemici.
Occorre cercare di sviluppare una compassione universale.
Quando dedichiamo la recitazione di un mantra per il beneficio di
tutti gli esseri senzienti, attiviamo le cause per un risultato
benefico, anche se la nostra limitata saggezza non ci permette di
riconoscerlo.
La qualità di sofferenza che spesso si lega alla nostra compassione,
può dipendere anche dal fatto che spesso diventa una fonte
di autocommiserazione, un dispiacersi delle grandi cose che vorremo
fare, senza invece impegnarci in quelle che effettivamente siamo
in grado di realizzare.
Meditare sull’equanimità, sull’amore e sulla
compassione universale ci permette di cambiare profondamente e di
rendere percepibile agli altri questa nostra apertura e disponibilità
all’amore totale. Questo è il motivo per cui i Lama
e i Maestri spirituali raccolgono attorno a se tante persone, riescono
ad essere d’aiuto a tutte, e a dare una risposta ai loro bisogni
anche senza un effettivo contatto. Le loro realizzazioni di equanimità
e compassione universale vengono istintivamente riconosciute dalle
persone che ne traggono giovamento e aiuto.
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