Visualizzazione dell’oggetto di Rifugio

Questo insegnamento è stato tratto dal corso "I sei Dharma di Preparazione" tenuto da Lama Michel Rinpoche.

La presa di Rifugio è la pratica più importante e basilare nel Buddhismo.
Si può fare prima di iniziare qualsiasi pratica, prima di ogni sessione di meditazione, o più volte durante il giorno come preghiera.
Generalmente, la presa di rifugio viene recitata tre volte di seguito, può essere accompagnata da prostrazioni e dalla visualizzazione dell’oggetto di Rifugio.

Per prendere rifugio nei tre Gioielli si recita questa preghiera:

Sanscrito Tibetano Italiano

Namo Guru Bye
Namo Buddhaya
Namo Dharmaya
Namo Sanghaya

Lama La Chiab Su Ci Uo
Sanghie La Chiab Su Ci Uo
Cio La Chiab Su Ci Uo
Ghedum La Chiab Su Ci Uo

Prendo rifugio nel Guru
Prendo rifugio nel Buddha
Prendo rifugio nel Dharma
Prendo rifugio nel Sangha

Mentre si recita la presa di Rifugio, è possibile fare la seguente visualizzazione dell’oggetto di Rifugio, tratta dagli insegnamenti di Pabonka Rinpoche secondo la tradizione del Sentiero Veloce.

Nello spazio di fronte a noi dobbiamo immaginare un enorme trono, (della misura di un campo di calcio), incastonato di gioielli e sostenuto da 8 grandi leoni, due alle estremità di ogni lato. Il trono va visualizzato di fronte ai nostri occhi, all’altezza delle soppraciglia. Visualizzarlo troppo in basso può essere causa di torpore mentale, mentre visualizzarlo troppo in alto ci può portare agitazione mentale.
Su questo grande trono si visualizzano cinque troni più piccoli, uno al centro e gli altri disposti secondo i quattro punti cardinali.

Sul trono centrale, che è leggermente più alto degli altri quattro, si visualizza un fiore di loto, un cuscino di luna e un cuscino di sole su cui siede Buddha Shakyamuni nella posizione vajra, con la mano destra (simbolo di stabilità) appoggiata sulla mano sinistra (simbolo di concentrazione). Buddha Shakyamuni indossa le vesti monacali, il suo corpo è di luce ed è della stessa natura del nostro guru radice (il maestro da cui riceviamo gli insegnamenti principali).

Sul trono, alla destra di Buddha Shakyamuni si visualizza Buddha Maitreya, circondato dai maestri del lignaggio delle Azioni Estese o del Metodo (quali Asanga, Jik.nyen P'ag.pa, Nam.dr'ol.de, Tzun.pa Nam.dr'ol.de, ... fino a Dharmakirti, il famoso Lama Serlingpa di Sumatra) e dai testi da loro scritti (se i testi sono meno di 5 li si visualizza su un tavolino, altrimenti ben ordinati in un mobiletto).

Sul trono, alla sinistra di Buddha Sakyamuni siede Manjushri, circondato dai maestri del lignaggio della Visione Profonda o della Saggezza (quali Nagarjuna, Chandrakirti, Rig.pa.k'u.j, Atisha, Dipankara, Ton. pa Rinpoche, ...) e dai testi da loro scritti.

Sul trono alle spalle di Buddha Sakyamuni si visualizza Vajradhara in unione con la sua consorte Vajradhatu-Isvari, circondato dai maestri del lignaggio del Tantra.

Infine, sul trono davanti a Buddha Sakyamuni siede il nostro principale maestro nel suo aspetto ordinario, privo di ogni difetto fisico. La sua mano destra è nel mudra di insegnare il Dharma, mentre con quella sinistra regge un vaso colmo del nettare dell’immortalità. Il nostro maestro principale è circondato da tutti coloro che ci hanno impartito insegnamenti di Dharma, iniziando da chi ci ha insegnato a leggere.

A questo punto si visualizza il resto delle figure del campo dei meriti, intorno a questi 5 gruppi principali di maestri, sedute sul grande trono principale, disposte in cerchi concentrici. Nei primi quattro centri siedono le divinità delle quattro classi del tantra.

Nell’anello più interno si visualizzano tutte le divinità dello anuttarayoga tantra (Kalacakra, Hayagriva, Cakrasamvara, ...); nel secondo anello quelle dello yoga tantra (Vajradhatu, Kunrig, ...), nel terzo le divinità del charya tantra (come Vairocanabhisambodhi) e nel quarto anello quelle del kriya tantra (Avalokitesvara a 4 braccia, Tara Verde, ...).

Le divinità del tantra sono a loro volta circondate dai Buddha nella forma del Nirmanakaya, quali i mille Buddha di questo eone fortunato, gli otto buddha della medicina e i 35 buddha della confessione.

Attorno ai Buddha siedono i bodhisattva (Avalokitesvara, Samantabhadra, Manjusri, ...) che appaiono nell’aspetto di giovani divinità.

I bodhisattva sono circondati dagli arhat pratyekabuddha nell’aspetto di monaci con le ciottole da mendicante, che a loro volta sono circondati dagli shravaka da cui si distinguono per una piccola protuberanza sulla nuca, che indica una caratteristica simile a quella dei buddha.

Gli shravaka sono circondati dai daka e dalle dakini.

L’ultimo anello, quello più esterno è quello dei protettori del Dharma (come Mahakala a sei braccia, Vaishravana e Yamadharmajara).

Infine vi sono i protettori dei 4 punti cardinali, chiamati Maharajika. Possono avere due disposizioni a seconda della tradizione orale che si segue. In una stanno sul trono principale, per altre tradizioni invece si trovano su nuvole poste sotto al trono. Questa differente disposizione è determinata dal fatto di considerarli come esseri illuminati, o come semplici protettori terreni e che quindi non possono sedere sul trono.

Occore visualizzare che tutte le divinità, dal corpo di arcobalendo, colmo di luce, non semplici figure bidimensionali, ci sorridono compiaciuti da quanto stiamo facendo. “Il nostro rifugio ci sorride, e anche noi guardiamo il nostro rifugio con una mente di fiducia”.

A questo punto, continuando con la visualizzazione del campo dei meriti, possiamo iniziare a recitare la formula del rifugio, immaginando che accanto a noi si trovi una moltitudine degli essere senzienti, innumerevoli come granelli di sabbia.

Nano Gurubye


Quando recitiamo la prima parte del rifugio, “Namo Gurubye”, dobbiamo focalizzare la nostra attenzione sui cinque gruppi di maestri e fare la visualizzazione del “nettare che fluisce e purifica”. Per riuscire a fare bene questa visualizzazione è possibile recitare una mala (un rosario tibetano composto da 108 grani) di questa strofa. Durante la recitazione dobbiamo visualizzare nettare e raggi di luce dai cinque colori (bianco, rosso, blu, giallo, e verde), che si emanano dai corpi dei maestri e che si assorbono nel nostro capo e in quello di tutti gli esseri senzienti, purificando tutte le nostre negatività e oscurazioni mentali, accumulate da un tempo senza inizio.

In questo modo vengono purificate tutte le negatività, in particolare quelle commesse nei confronti del nostro maestro, azioni di corpo, parola e mente, come averlo scontentato, aver avuto dubbi nei suoi confronti o pensieri scorretti, o aver perso la fiducia in lui. Occorre visualizzare che questo karma negativo esce dai pori della nostra pelle in forma di fumo nero: il nostro corpo diventa della natura di luce, puro come il cristallo.

Noi e tutti gli esseri senzienti purifichiamo il nostro corpo e riceviamo tutte le benedizioni di corpo, parola e mente del nostro maestro. Riceviamo l’energia purificatrice dell’abbraccio del rifugio nel guru.

E’ possibile recitare il rifugio nel Guru per 100 volte (una mala è composta generalmente da 108 o 111 grani ma vengono sempre conteggiati come 100, tenendo conto di un 10% di errori nella recitazione).

Namo Buddhaya

Quando si recita la seconda parte della formula di rifugio, “Namo Buddhaya”, occorre concentrarsi sulle divinità delle quattro classi del tantra e sulle emanazioni di Buddha del sutrayana. Come in precedenza occorre visualizzare nettare e luce colorata che fluisce dai Buddha e purifica tutte le negatività compiute da noi e dagli esseri senzienti nei confronti dei Buddha (quai far sanguinare il corpo di un Buddha, esprimere giudizi negativi sulla qualità delle immagini dei Buddha, distruggere i simboli della mente illuminata - ad esempio gli stupa- , distruggere i testi sacri, ...).

Bisogna visualizzare che questo karma negativo esce dai pori della nostra pelle in forma di fumo nero: il nostro corpo diventa della natura di luce, puro come il cristallo.

Noi e tutti gli esseri senzienti purifichiamo il nostro corpo e riceviamo tutte le benedizioni di corpo, parola e mente dei Buddha. Riceviamo l’energia purificatrice dell’abbraccio del rifugio nel Buddha.

E’ possibile recitare il rifugio nel Buddha per 100 volte.

Namo Dharmaya

Quando si recita la terza parte della formula di rifugio, “Namo Dharmaya”, è possibile concentrarsi sullo stato di coscienza dei Bodhisattva e sui testi sacri. Occorre visualizzare nettare e luce colorata che fluisce dai testi, la cui essenza è la conoscenza ottenuta dalla pratica degli insegnamenti contenuti, e purifica tutte le negatività compiute da noi e dagli esseri senzienti nei confronti dei Dharma (quali la mancanza di rispetto verso i testi e gli insegnamenti, la vendita di libri a scopo di lucro o l’utilizzo del profitto per uso personale, o l’abbandono del Dharma – si abbandona il Dharma disprezziamo le altre scuole o le altre religioni, o trattiamo in modo irrispettoso i testi camminandoci sopra o buttandoli via).

Bisogna visualizzare che questo karma negativo esce dai pori della nostra pelle in forma di fumo nero: il nostro corpo diventa della natura di luce, puro come il cristallo.

Noi e tutti gli esseri senzienti purifichiamo il nostro corpo e immaginiamo che il Dharma, rappresentato dalla conoscenza della Verità della Cessazione e della Verità del Sentiero, fluisca in noi nella forma di nettare. Preghiamo affinchè le realizzazioni possano sorgere spontanee dentro di noi.

E’ possibile recitare il rifugio nel Dharma per 100 volte.

Namo Sanghaya


Infine, quando si recita la quarta parte della formula di rifugio, “Namo Sanghaya”, occorre focalizzare l’attenzione sul sangha formato da shravaka, pratyekabuddha e bodhisattva (secondo i sutra) e da daka, dakini e protettori del Dharma (secondo il tantra). Da questi esseri santi si emanano nettare e raggi di luce colorata che purificano tutte le nostre negatività e quelle degli esseri senzienti accanto a noi.

Le azioni negative commesse nei confronti del Sangha sono: creare scismi al suo interno, impossessarsi delle sue proprietà, screditare i suoi membri