Come sapete il Buddhismo è una specie di risposta al
perchè delle cause e condizioni della vita. Così
Siddharta, pur essendo nato principe, dovette confrontarsi
con i problemi della vita umana (morte, malattia, vecchiaia,
ecc.), come tutti noi, indifferentemente dalla condizione
sociale. Quindi iniziò a chiedersi: quale fosse il
significato della vita. Voleva trovare una risposta. E un
po' come se fosse la ‘new age’ dei nostri tempi,
Buddha si recò da insegnanti, da medici, da saggi cercando
di trovare una risposta. Non riuscì a trovarla e nonostante
tutto diventò un esperto di varie tecniche meditative
come lo yoga, ma continuava a non trovare il significato della
sua esistenza umana. Principalmente perché tutti questi
metodi non erano in grado di tagliare la sofferenza di eliminarla
dal suo corpo e dalla sua mente. Quindi alla fine decise che
per trovare la via per eliminare la sofferenza doveva trovare
la pace interiore e iniziare a guardare dentro di sé.
Capì che il motivo della sua sofferenza era nella sua
mente perché in essa c'erano molte illusioni, tante
cose ingannevoli. Ad esempio tutte le emozioni disturbanti
che di frequente ci assillano, la paura, la gelosia, l'avversione
e all'attaccamento. Pur trovando le soluzioni per allontanare
questi difetti mentali, Buddha si accorse che tendevano facilmente
a ritornare. Facendo un analisi più profonda arrivò
alla conclusione che alla radice di tutti questi disturbi
mentali c'erano soprattutto attaccamento e avversione.
Nella tradizione del
buddismo tantrico tibetano esiste un metodo speciale per dissipare
le interferenze e per liberare tutti gli esseri viventi da
qualunque forma di paura e pericolo. Questo metodo ci permette
di impersonificare la pura energia di cristallo della divinità
femminile chiamata Tara e conosciuta anche come la Liberatrice
e l’Eroina Veloce. La speciale energia di Tara, che
é la consorte di Buddha Amogasiddhi, il Guaritore Supremo
dalla paura, è la chiave per superare tutte le paure
esterne, interne e segrete.
Tara è esistita veramente. Conosciuta come la Principessa
della Luna di Saggezza (in tibetano, Yeshe Dawa), sperimentò,
come qualunque essere vivente, le paure interne, esterne e
segrete.
La Principessa della Luna di Saggezza era interessata alla
crescita spirituale e proprio per questo praticava regolarmente
la meditazione. I monaci le raccontavano che per ottenere
veramente l’illuminazione, avrebbe dovuto attendere
una reincarnazione maschile. Frustrata e indignata, di fronte
al Buddha, Tara fece questo voto: «A livello assoluto
non ci sono né uomini né donne ma qui, in questo
mondo relativo, uomini e donne hanno le stesse capacità
di illuminarsi e, per provarlo, io otterrò in questa
stessa vita la buddità come donna».
Tara usò il suo potere femminile per ottenere l’illuminazione
e per dare così un esempio spirituale a tutte le donne.
Per raggiungere lo stato della piena illuminazione, non importa
se siamo uomini o donne, abbiamo bisogno di sviluppare tanto
le energie maschili che femminili in quanto parte integrante
di noi stessi.
Quando Tara ottenne l’illuminazione, il suo punto più
debole rappresentato dalla paura si trasformò in forza
ed ella divenne la consorte del Supremo Guaritore Amogasiddhi,
specializzato nella guarigione dalla paura.
Una volta che non avremo più paura, non ci saranno
più impedimenti all’adempimento dei nostri desideri
e alla perfetta riuscita delle nostre azioni. Amogasiddhi
significa azione infallibile e, Tara è chiamata l’eroina
veloce perché rapidamente risolve i nostri problemi
ed esaudisce i nostri desideri.
Domenica 27 nov.
dalle 09.00 alle 13.00
dalle 14.30 alle 18.30
Rimandato a data da stabilirsi
Massimiliano
Cervo, Giuseppe Bordina
e Davide Pincella
Iniziazione Reiki di Primo livello
Reiki è il metodo di guarigione naturale, riscoperto
in Giappone dal dott. Mikao Usui all’inizio del 1900.
Le origini del Reiki pervengono dal Buddismo Tibetano, infatti,
esiste una pratica chiamata “NgalSo Chawang Reiki”,
che in questo momento è trasmessa da Lama Gangchen
Rinpoche.
La parola giapponese Reiki è composta di due aforismi:
la parola REI che significa “aspetto universale”
e la parola KI che riguarda “tutto ciò che si
manifesta e vive”. Per cui il Reiki è un metodo
che si occupa di riequilibrio energetico, fisico e mentale
di chi lo pratica, ma soprattutto un percorso di crescita
personale e di evoluzione spirituale.
Reiki è dunque un “Metodo” o una “Tecnica”
che permette di canalizzare attraverso il nostro “sistema
energetico sottile” l’Energia Universale e di
trasmetterla attraverso il semplice contatto delle mani.
Il Reiki nella sua sostanza è semplicissimo, ma molto
efficace: è sufficiente appoggiare le mani e lasciar
fluire l’Energia. Tutti possiamo praticare il Reiki
senza nessun limite di età, senza nessun Credo particolare,
senza nessun bisogno di esserci portati o di possedere poteri;
è una connessione con l’Energia Vitale Universale,
che si sperimenta immediatamente, dopo aver preso la prima
attivazione.
Le attivazioni vengono date durante un corso della durata
di una giornata. Il “Master” ossia colui che trasmette
l’attivazione, attraverso una semplice procedura riapre
i canali energetici rimuovendo una serie di blocchi e mette
in contatto l’Energia della persona (KI) con l’Energia
Universale (REI). Quando una persona è attivata, iniziano
quindi una serie di processi naturali di armonizzazione favorendo
la crescita a diversi livelli. Il Reiki funziona subito, indipendentemente
che ci crediamo o no e non ci abbandona mai.
Reiki è il metodo di guarigione naturale, riscoperto
in Giappone dal dott. Mikao Usui all’inizio del 1900.
Le origini del Reiki pervengono dal Buddismo Tibetano, infatti,
esiste una pratica chiamata “NgalSo Chawang Reiki”,
che in questo momento è trasmessa da Lama Gangchen
Rinpoche.
La parola giapponese Reiki è composta di due aforismi:
la parola REI che significa “aspetto universale”
e la parola KI che riguarda “tutto ciò che si
manifesta e vive”. Per cui il Reiki è un metodo
che si occupa di riequilibrio energetico, fisico e mentale
di chi lo pratica, ma soprattutto un percorso di crescita
personale e di evoluzione spirituale.
Reiki è dunque un “Metodo” o una “Tecnica”
che permette di canalizzare attraverso il nostro “sistema
energetico sottile” l’Energia Universale e di
trasmetterla attraverso il semplice contatto delle mani.
Il Reiki nella sua sostanza è semplicissimo, ma molto
efficace: è sufficiente appoggiare le mani e lasciar
fluire l’Energia. Tutti possiamo praticare il Reiki
senza nessun limite di età, senza nessun Credo particolare,
senza nessun bisogno di esserci portati o di possedere poteri;
è una connessione con l’Energia Vitale Universale,
che si sperimenta immediatamente, dopo aver preso la prima
attivazione.
Le attivazioni vengono date durante un corso della durata
di una giornata. Il “Master” ossia colui che trasmette
l’attivazione, attraverso una semplice procedura riapre
i canali energetici rimuovendo una serie di blocchi e mette
in contatto l’Energia della persona (KI) con l’Energia
Universale (REI). Quando una persona è attivata, iniziano
quindi una serie di processi naturali di armonizzazione favorendo
la crescita a diversi livelli. Il Reiki funziona subito, indipendentemente
che ci crediamo o no e non ci abbandona mai.
La cerimonia del Buddha della Medicina è una speciale
puja che si svolge da più di 15 anni in Malesia per purificare,
attraverso delle potenti preghiere, l’anima dei morti.
Quest’anno Mr. Kok, che è un caro amico e discepolo
di Lama Gangchen è stato invitato dai nostri centri italiani
per organizzare quest’importante cerimonia.
Tutti sono invitati a partecipare per pregare e dedicare questa
energia ai propri cari defunti. Durante la cerimonia saranno
scritti i loro nomi su dei fogli di carta e in seguito saranno
bruciati come simbolo di purificazione.
Il Buddha diede molti insegnamenti che furono poi raccolti
in libri, molti di questi oggi si trovano nelle nostre librerie;
ma come è avvenuto invece per quella parte di insegnamenti
del Buddha che riguarda la medicina? Semplicemente perché
tra coloro che circondavano il Buddha qualcuno andò
da lui con dei problemi, e sicuramente si recò anche
tanta gente malata; il Buddha si manifestò a loro come
il Buddha della Medicina. Egli si manifestò con gli
abiti da monaco color zafferano, che simboleggiano l'autocura,
l'autoguarigione, l'autoprotezione, la non violenza. Si può
dire che la non violenza è la base del buddismo. Se
osserviamo bene un dipinto che lo raffigura, potremo notare
che i lobi delle orecchie sono molto grandi, cosa che nell’antico
Oriente rappresentava la vitalità corporea della persona,
inoltre una capigliatura particolare che nel buddismo è
in relazione con il ciakra del capo e con l’aura; la
ciotola che tiene nella mano sinistra contiene il nettare
medicinale che dona l'immortalità, la libertà
dalla malattia e dai problemi psicologici. Sulla ciotola c'è
una pianta medicinale perché le medicine tibetane sono
generalmente a base di erbe; ma contengono anche minerali,
terre, cristalli, ecc. Nell'altra mano ha una pianta conosciuta
col nome di mirabolano; secondo la medicina tibetana, può
curare 404 gruppi di malattie, praticamente quasi tutte. Il
Buddha della Medicina si manifestò in un palazzo dai
colori dell'arcobaleno. Intorno a questo palazzo vi sono delle
montagne dove crescono delle piante dalle quali si ottengono
delle medicine di natura fredda. All'interno del palazzo,
crescono tutte le altre piante a temperatura calda che danno
medicine di tipo caldo, come ad esempio il peperoncino. Quindi
se uno ha una malattia di natura fredda, gli si deve dare
un antidoto di natura calda. Dall'altra parte c'è una
foresta solo di mirabolano e tutt'intorno gli altri tipi di
piante medicinali esistenti, cristalli curativi, ecc. Quindi,
alla fine che cos'è esattamente la medicina? Buddha
disse ai suoi discepoli: “Andate e portatemi qualcosa
che non sia una medicina”. Ognuno portò un oggetto
strano: un sasso, un serpente, ecc., ma alla fine Buddha disse
che tutto era medicina, qualsiasi cosa al mondo può
diventare una medicina, sempre che lo si sappia ben utilizzare.
Je Tzong Khapa nacque nella regione dell’Amdo, in Tibet
nel 1357. Il distretto in cui egli nacque si chiama Tzong
Kha, che vuol dire terra delle cipolle, ed è da qui
che ha preso il nome Tzong Khapa. E’ considerato l’emanazione
di Manjushri che rappresenta la saggezza di tutti i Buddha.
A tre anni ricevette i voti laici buddhisti dal IV Karmapa,
e a sette il suo maestro Choje Dondrub Rincen gli diede l’ordinazione
di monaco novizio, conferendogli il nome suggerito dalla profezia:
Losang Drapa. In giovane età aveva già
ricevuto diverse iniziazioni e insegnamenti di varie divinità
del supremo yoga tantra. A sedici anni in cammino verso Lhasa,
incontrò vari maestri dai quali ricevette preziosi
insegnamenti su come sviluppare la compassione e la motivazione
di bodhicitta.
Uno di questi maestri che si chiamava Rendawa fu molto importante
per Je Tzong Khapa, tanto che gli scrisse, e dedicò,
alcuni versi con profondo amore e devozione. Il maestro Rendawa
ritenne di dover adattare questi versi per dedicarli a sua
volta a Tzong Khapa e così scrisse:
MIG ME TZE UE TER CEN CEN RE SIG
DRI ME CHIEN PE UANG PO GIAM PE IANG
DU PU MA LU GION ZE SANG UE DAG
GAN CEN CHIE PE TZUG GHIEN TSONG KAPA
LOSANG DRAPE SHABLA SOL WA DEB
Avalokiteshvara, Grande Tesoro di Compassione
illimitata. Manjusri, Maestro di impeccabile Saggezza. Vajrapani,
distruttore di demoni senza eccezione: Oh Tzong Khapa gioiello
della corona dei saggi della Terra delle Nevi, Losang Drapa,
alle tue stremità rivolgo le mie suppliche.
Lama Tzong Khapa divenne noto per le sue profonde
realizzazioni spirituali e per aver fondato la scuola dei
berretti gialli, nota come la scuola dei virtuosi: i Ghelupa.