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Come sapete il Buddhismo è una specie di risposta al
perchè delle cause e condizioni della vita. Così
Siddharta, pur essendo nato principe, dovette confrontarsi
con i problemi della vita umana (morte, malattia, vecchiaia,
ecc.), come tutti noi, indifferentemente dalla condizione
sociale. Quindi iniziò a chiedersi: quale fosse il
significato della vita. Voleva trovare una risposta. E un
po' come se fosse la ‘new age’ dei nostri tempi,
Buddha si recò da insegnanti, da medici, da saggi cercando
di trovare una risposta. Non riuscì a trovarla e nonostante
tutto diventò un esperto di varie tecniche meditative
come lo yoga, ma continuava a non trovare il significato della
sua esistenza umana. Principalmente perché tutti questi
metodi non erano in grado di tagliare la sofferenza di eliminarla
dal suo corpo e dalla sua mente. Quindi alla fine decise che
per trovare la via per eliminare la sofferenza doveva trovare
la pace interiore e iniziare a guardare dentro di sé.
Capì che il motivo della sua sofferenza era nella sua
mente perché in essa c'erano molte illusioni, tante
cose ingannevoli. Ad esempio tutte le emozioni disturbanti
che di frequente ci assillano, la paura, la gelosia, l'avversione
e all'attaccamento. Pur trovando le soluzioni per allontanare
questi difetti mentali, Buddha si accorse che tendevano facilmente
a ritornare. Facendo un analisi più profonda arrivò
alla conclusione che alla radice di tutti questi disturbi
mentali c'erano soprattutto attaccamento e avversione.
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