Autoguarigione I

(estratto da pagina11-13)

Affrontiamo il tema dell'autoguarigione. Innanzitutto dobbiamo sapere come nascono i mali che ci affliggono e quali sono i nostri problemi, dopodiché potremo realizzare l'autoguarigione. Dobbiamo cercare di capire come nascono i malesseri, indagare su tutte le cause del dolore, siano esse di origine esterna o dovute, invece, a un comportamento errato.

Tendiamo a pensare che tutti i nostri problemi dipendano da qualcosa al di fuori di noi, che ci siano provocati da qualcuno. Ci capita di pensare «questo e quello» del marito, dei figli, della moglie... E poi i guai economici, gli affari che non vanno... Così, in genere, immaginiamo che la causa di tutti i problemi sia al di fuori di noi. Non facciamo che proiettare sugli altri la colpa dei nostri mali. È vero che le cause esterne hanno la loro importanza. Ma se invece di continuare a supporre che qualcuno ci odii e di sentirci circondati da nemici, analizzassimo il vero problema, ci renderemmo conto che esso si trova dentro di noi. Dentro di noi esistono infiniti conflitti e dubbi: per questo abbiamo bisogno dell'autoguarigione.

Potremmo parlare dell'autoguarigione in forma tradizionale, in accordo con la filosofia buddista ma seguire un insegnamento filosofico secondo la tradizione potrebbe essere fuori della nostra portata. Perciò, per comprendere il vero significato dell'autoguarigione, analizzeremo alcuni esempi pratici. A volte capiamo qualcosa, ma non in modo profondo. Se semplifichiamo, corriamo il rischio di generalizzare e di non percepire la vera essenza del significato. Cominciamo a osservare il processo mentale che ci induce a credere nell'esistenza di un nemico esterno. Nella nostra mente esistono preconcetti che ci condizionano a considerare vera l'esistenza di un nemico che ci terrorizza.

Prendiamo quest'esempio: in casa abbiamo molte porte e ci preoccupiamo sempre di chiuderle; al portone talvolta c'è una telecamera o uno spioncino per vedere chi sta fuori; oppure c'è un citofono o un portiere che ci segnala chi sta arrivando... Oltre a installare cancelli di protezione, ogni giorno ci chiudiamo accuratamente perché ci tormenta l'idea che qualcuno verrà da fuori per danneggiarci. Ogni giorno ci barrichiamo dietro quelle porte perché coltiviamo questo pensiero negativo radicato fortemente nella nostra mente.

In certi casi, effettivamente, c'è là fuori un nemico e agendo così siamo preparati a proteggerci. Ma è anche possibile che quel nemico non ci danneggerà mai. Su mille gruppi familiari sono pochi quelli che subiscono una rapina, mentre tutti si organizzano per difendersi da furti e rapine.

Il nemico esteriore non è così pericoloso quanto il nemico interiore rappresentato dai difetti del corpo, della parola e della mente. Il nemico interiore è il vero problema di cui ci dobbiamo preoccupare. E' molto importante cercare di debellarlo, di guarire la malattia del dubbio che abbiamo dentro di noi. Non è facile perchè nel nostro modo di pensare tendiamo a considerare amico il nemico interiore e sempre, in un modo o nell'altro, ad autogiustificarci: "E' una cosa che va bene, che mi aiuta". Non ci rendiamo conto che il vero nemico è il dolore che è dentro di noi. Per realizzare l'autoguarigione dobbiamo capire chi è nostro amico e chi nostro nemico. Questo è un concetto fondamentale.

 
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